La strega 2b. La danza cretese. L'urlo di Fauna

Venere Verticordia, di Dante Gabriele Rossetti (1828-1882). Wikipedia. Venere era anche chiamata Verticordia perché era capace di mutare i sentimenti del cuore umano. Verticordia era celebrata il 1° Aprile nei Veneralia e a Verticordia era dedicato un tempio sulla via Salaria

Colta di sorpresa dall'inesorabile traiettoria – il giavellotto è sempre stata la mia arma ti ricordi Quintus? - la ragazza tuttavia riuscì miracolosamente a gettarsi in avanti con impeto tale da evitare la punta mortale che le lacerò la tunica all’altezza delle natiche senza scalfirla credo.

Il tutto avvenne a una velocità così micidiale che ne rimasi stupefatto.

Passai dunque all’arco. 

Le frecce sibilavano in rapida successione ma ad intervalli sfalsati - mortale è l'imprevedibilità ricordi? - ma lei le evitava esibendosi in una danza stravagante sulla groppa del cavallo (di indubbia origine cretese Quintus).

Taurocatapsia (ταυροκαθάψια), o danza acrobatica sui tori.
Affresco minoico (1500 ca a. C.) dal palazzo di Cnosso. Museo di Iraklion

Volteggiava con eleganza ed emetteva dalla bocca una melodia disumana, come un terribile ronzio sordo ed acuto, ora mostrando ora occultando le gambe splendide tra le fessure della bianca tunica.

E io che le ero sempre più vicino, sempre più vicino, i cavalli che si sfioravano pericolosamente e le frecce ormai disperse, io, Quintus, avvenne che fui affascinato e reso progressivamente imbelle da tale misteriosa creatura.

Ma il peggio doveva ancora arrivare Di Manes!

Dopo i volteggiamenti cretesi la fanciulla aveva assunto la posizione del felino accovacciato a quattro zampe sul manto del destriero lanciato a perdifiato nel bosco umido di pioggia. La sirena del bosco aveva cioè abbassato le spalle, inarcato la schiena e spinto all'insù le natiche la cui perfetta rotondità era così offerta alla mia vista.

Scultura dalla Norman Lindsay House (vedi l'ultima immagine per informaz.). Credits

Il tramonto si preannunciava folgorante e il rumore degli animali era divenuto assordante. E io là, con quelle mezze lune simmetriche davanti, che le potevo quasi toccare e che si stagliavano alla luce del crepuscolo, astro doppio di carne pallida e delicatamente tatuata di blu.

La tunica lacerata posteriormente dal mio pilum non nascondeva un gran che, Quintus meus, anzi, rivelava geometrie fattesi sensualità, idee estetiche divenute carnalità e che facevano vagheggiare voluttà infinite e inesauribili sensazioni di passione e d'amore.

Beh, compagno caro dei giorni migliori, tale attimo di impudico turbamento finì per essermi fatale.

La pitta dai capelli fiammanti approfittando della mia commozione, facendo uso del braccio destro nascosto alla mia vista afferrò dalla borsa lacci alle cui estremità erano fissate piccole sfere di bronzo, arma singolare che scagliò con tale veemenza in direzione delle zampe di Hælend che cavallo e cavaliere – cioè noi, amico - non poterono che schiantarsi a terra fragorosamente data la velocità della corsa.

La malizia però costò cara anche alla femmina tatuata poiché lo stallone bianco (era confuso anch'esso?) inciampò a sua volta sopra radici superficiali e rovinò sopra l'erba muschiata e il terreno con ancor più fragore data la stazza della bestia.

Ancora una scultura di Lindsay. Credits


Battei la testa sul tappeto erboso e mi escoriai in varie parti del corpo.

L'iniziale stordimento mi impedì di rendermi subito conto che la rossa era sparita ma che il suo cavallo riversato a terra non lontano emetteva nitriti di dolore.
Hælend invece già in piedi con fare tranquillo si avvicinò al purosangue italico e senza esitazione lo giustiziò con tre violenti (e precisi) calci alla testa.

Hælend mi guardò con aria di rivincita. La vittoria del valore sulla nobiltà? Beh, come darle torto, e poi lo stallone era ferito e andava abbattuto. I lupi che infestano la foresta le avrebbero dato una morte orribile. 

Hælend si diresse poi verso di me. L'espressione degli occhi suoi umani palesava amorevolezza e preoccupazione. Mi leccò le ferite e come per miracolo mi sentii subito meglio. Mi alzai e stiracchiai. Il gladio pendeva al mio fianco e l'elmo era dietro un cespuglio. Hælend, soddisfatta, si allontanò in un vicina radura a brucare l'erba color smeraldo. Beh, non ha certo la classe dei cavalli italiani, vorrei pure vedere, ma che stupendo dono degli Angli e degli Geni protettori di Roma!

E dunque non potei che salmodiare:

Non ergo essem
dei Romae mei
Orientisque Aegyptorumque,
non omnino essem,
nisi essetis in me...

[Non esisterei dunque,
o dei romani,
egiziani e d'oriente,
non esisterei affatto
se voi non foste in me ...]

Isis madre. Credits

A questa frase intonata alla maniera egizia (sono un discreto cantore, lasciamelo dire) seguì come un brontolio sordo che mi lasciò interdetto, anche perché gli animali del bosco, sbalorditi, si erano acquetati.

Ebbi timore. La mia invocazione era stata inopportuna? Gli dei di Britannia erano forse in collera per come mi ero comportato con la rossa figlia di Albion?

Fatto sta che preso dalle mie considerazioni non mi accorsi della Creatura.

A passi silenziosi ella volgeva verso di me.

Lei,
l'essere ferino,
bramato da pastori e bifolchi,
nonché orrendamente temuto,
mi si parò di fronte.


Così immaginiamo Fauna. Scultura dai giardini della Norman Lindsay House. Lindsay (1879-1969) era artista, scultore, scrittore, vignettista e pugile professionista australiano. Credits


La Creatura, figlia di Ermes e Driope, il corpo maturo di donna fumante umori, le zampe di capra lanciò un primo urlo e il bosco ne risuonò.

Poi mi ghermì. Non si sfugge a una dea ...

L'abbandono a quel piacere bestiale fece sbiadire in me il dubbio che la dea infera et lasciva doveva esser scomparsa con l'avvento degli dei cristiani ...

Non che importasse. Un suono tratto da canne palustri faceva vibrare l'aria assieme ai miei sensi.

Troppo tardi mi resi conto della mia avventatezza. Quando l'ultimo raggio di sole, violento e inaspettato, ferì la scena l'urlo si ripeté, questa volta terrificante e il panico irrazionale e incontenibile scosse tutta la mia persona.

E Fauna Bona Silvana lasciva compagna di Bacco - con me ormai schiavo e zampe braccia corpi che davano e ricevevano piacere -  strinse alla fine con tale forza ciò che mi rende uomo, un dolore così atroce non avevo provato Quintus, che il mio urlo - straziante ma certo non panico - squarciò la notte che pigramente calava sul bosco.

E tutto fu nulla e buio pesto.